la Gitan Orgoglio Caorsano
di Graziano Zilli
Una delle storie imprenditoriali più interessanti legate al territorio piacentino è stata sicuramente quella della “Gitan” di Caorso, un’azienda sorta negli anni Venti come piccola fabbrica produttrice di biciclette e poi diventata nel dopoguerra una “casa” motociclistica di respiro internazionale.

Gino Tansini detto “Sisuron”
Tutto scaturì dall’iniziativa di un ambizioso ragazzo della Bassa: Gino Tansini. Nato il 3 ottobre 1899 a Caorso, in paese ereditò il simpatico soprannome del nonno sarto: Sisuron. Poco più che bambino iniziò a lavorare come garzone presso una piccola officina, diventando in breve capo-bottega, prima di essere spedito appena diciottenne al fronte della Prima Guerra Mondiale. Tornato a casa sano e salvo, assunse immediatamente le redini della piccola azienda del padre Lino, che aveva iniziato riparando macchine da cucire per poi allargare l’attività anche al commercio delle biciclette. Grande appassionato proprio dello sport delle due ruote, in questa realtà Gino si trovò subito a suo agio e iniziò anche ad organizzare corse a carattere locale, dando contemporaneamente assistenza ai migliori ciclisti della zona, come Angelo Politi, Fiorello Masarati, Erminio Bruschi ed altri ancora.
Cominciò anche a costruire proprie biciclette, creando il marchio “Gitan”, acronimo nato dall’unione del suo nome e cognome. A metà degli anni Venti nella sua officina trovò impiego anche un ragazzino del paese particolarmente sveglio, che ben presto si segnalò come un’autentica promessa del ciclismo: Attilio Pavesi. Tansini cercò di facilitarne in ogni modo la crescita agonistica, dandogli la possibilità di allenarsi con assiduità, e nell’estate del 1932 gli preparò anche un telaio su misura quando il giovanotto caorsano partì per la vittoriosa trasferta alle Olimpiadi di Los Angeles.
Cominciò anche a costruire proprie biciclette, creando il marchio “Gitan”, acronimo nato dall’unione del suo nome e cognome. A metà degli anni Venti nella sua officina trovò impiego anche un ragazzino del paese particolarmente sveglio, che ben presto si segnalò come un’autentica promessa del ciclismo: Attilio Pavesi. Tansini cercò di facilitarne in ogni modo la crescita agonistica, dandogli la possibilità di allenarsi con assiduità, e nell’estate del 1932 gli preparò anche un telaio su misura quando il giovanotto caorsano partì per la vittoriosa trasferta alle Olimpiadi di Los Angeles.

il campione olimpico Attilio Pavesi
Il dramma della Seconda Guerra Mondiale impose una lunga interruzione all’attività di Tansini, che, alla fine del conflitto, si ritrovò con la fabbrica quasi completamente distrutta e il magazzino saccheggiato dagli occupanti tedeschi. Gino si rimboccò nuovamente le maniche e nel 1947 la sua “Gitan” conquistò un clamoroso successo ai Mondiali di ciclismo su strada Dilettanti di Reims (Francia), grazie ad Alfo Ferrari (che vestì la maglia iridata dopo aver indossato poche settimane prima quella di campione d’Italia) e Silvio Pedroni (secondo all’arrivo). L’anno dopo i due atleti cremonesi, il pontenurese Guido Bernardi e il toscano Rino Pucci presero parte alle Olimpiadi di Londra, sempre in sella a biciclette della marca caorsana: in quell’occasione proprio Bernardi e Pucci conquistarono l’argento nell’Inseguimento a squadre. Mentre il ciclismo viveva il suo periodo di maggior popolarità, il prestigio della “Gitan” cresceva anche sul mercato estero, benché costretta ad utilizzare per i suoi prodotti il marchio “Tansini”, causa l'evidente assonanza col nome della francese “Gitane”.

gli olimpionici che montavano biciclette Gitan
a Londra del 1948: Bernardi, Ferrari, Pedroni e Pucci
Nel 1950, poi, la nuova svolta: pur rimanendo fedele alle due ruote, la “Gitan” indirizzò il suo interesse all’emergente mercato dei motocicli, dapprima montando motori MI-VAL quindi, dal 1955, costruendo in proprio anche le unità motrici: Tansini aveva evidentemente fiutato le avvisaglie della prima “motorizzazione di massa” e nell’arco di un ventennio i modelli sfornati dalla sua fabbrica che riscossero maggior successo nelle loro varie versioni furono, nell’ordine, “Scirocco”, “Turbine”, “Libeccio”, “Grillo” e “Solano”. I suoi prodotti varcarono anche i confini nazionali e puntarono ai mercati di Portogallo, Stati Uniti, Uruguay e Perù.
Un’autentica epopea industriale che per anni fece onore a Caorso: non a caso nella Biblioteca Comunale del paese sul Chiavenna sono conservate (e consultabili) copie di numerose riviste d’epoca che mostrano con immagini e articoli i vari modelli di moto usciti dalla nota “casa” caorsana.
Un’autentica epopea industriale che per anni fece onore a Caorso: non a caso nella Biblioteca Comunale del paese sul Chiavenna sono conservate (e consultabili) copie di numerose riviste d’epoca che mostrano con immagini e articoli i vari modelli di moto usciti dalla nota “casa” caorsana.

le officine Gitan a Caorso, anni ‘60
Visita agli Stabilimenti Tansini di Caorso
per l’Ottima Produzione della “Gitan”
(dalla rivista Motociclismo 1954)
Se dovessimo definire sinteticamente, con una frase o, secondo l’espressione di moda, con uno “slogan” questa affermata ed ottima marca di motociclette, diremmo semplicemente che è “una macchina di classe che, prodotto da una industria sana e ben guidata”. Contrariamente a quanto spesso avviene, un principio non comune presiede alle attività di questa azienda: essa ha subordinato lo sviluppo quantitativo alle esigenze qualitative. In sostanza la Gitan si preoccupa assai più di costruire bene che costruire molto, di avere una clientela selezionata piuttosto che numerosa è ciò soprattutto per poterla servire a dovere. Si tratta di una fabbrica la cui produzione si basa su concezioni tecniche molto progredite ma anche su dogmi amministrativi saldamente ancorati a quella salutare tradizione che insegna a procedere per gradi facendo sempre il passo secondo la gamba; un’azienda che si afferma e si espande sempre di più, senza clamore e senza fretta, e proprio per questo, a chi non si lascia abbagliare ai superficiali orpelli ma guardi alla sostanza, dà l’impressione di volere e di poter arrivare lontano; un’azienda infine che dà affidamento di solidità e serietà: ed è ciò che più conta..
