il Castello di Monteventano di Piozzano
Situato sulla cima di una rupe a circa 420 metri di altitudine, nella frazione di Monteventano del comune di Piozzano (Piacenza), il Castello di Monteventano domina il restringimento della valle del torrente Val Luretta. La posizione, su un versante ripido che controlla la valle, era perfetta per vigilare un passaggio strategico nel passato di notevole importanza militare.
Le origini e la posizione ottimale.
Le origini del complesso fortificato risalgono probabilmente all’epoca medievale, attorno all’anno Mille, anche se la prima attestazione certa è legata a un episodio drammatico: nel 1164 l’imperatore Federico Barbarossa distrusse il castello, cancellandolo dal registro dei feudi imperiali. Dopo la distruzione seguì una ricostruzione e un successivo assalto ghibellino nel 1268. Dal punto di vista architettonico, ciò che rimane oggi è un insieme di elementi difensivi: mura di cinta in parte visibili, un grande torrione rotondo alto circa 30 metri e un altro torrione sul lato nord, del quale resta solo la base, su cui venne edificato in seguito il campanile della chiesa parrocchiale. L’abside romanica della chiesa che sorge nelle immediate vicinanze reca tracce dell’originario edificio fortificato o di una torre medievale convertita.
Le famiglie che lo abitarono.
Il castello, oltre che fortezza militare, divenne proprietà e dimora signorile. Ecco un elenco delle famiglie che lo ebbero in feudo o in possesso:
Nel 1408 il duca Gian Maria Visconti lo assegnò alla famiglia Arcelli (Martino, Bartolomeo e Antonio).
Nel 1518, un membro della famiglia Arcelli, Antonio Alberto, durante la dominazione francese, fu condannato e ucciso nella Piazza di Piacenza per essere implicato in un traffico di falsificazione monetaria.
Nel 1647 il castello passò alla famiglia Borghi.
Nel 1700 le proprietà passarono alla famiglia Giandemaria.
Nel 1728 entrarono in possesso i Montani.
Successivamente tornarono agli Arcelli e, infine, ad altri privati. Oggi è proprietà privata di un pittore tedesco. Questa successione testimonia come il castello abbia oscillato tra funzione difensiva, residenziale e simbolo di prestigio. Le famiglie che lo hanno occupato erano legate al potere locale e alla gestione territoriale della vallata: nelle epoche medievale e moderna, la presenza di castelli come Monteventano serviva a controllare la viabilità e la dominazione sui territori collinari e vallivi. La vicenda dell’Arcelli e dell’episodio del 1518 è emblematica del clima politico-sociale dei tempi: lotte, investiture, dominazione straniera (in questo caso francese), feudi e punizioni drammatiche.
Visitabilità e stato attuale.
Oggi il Castello di Monteventano si trova in proprietà privata, non abbiamo informazioni ufficiali che lo indichino come visitabile; il sito lo segnala come “non aperto al pubblico” per visite guidate regolari. Tuttavia, è possibile effettuare una passeggiata nei dintorni e ammirare il complesso dall’esterno, poiché la struttura domina il paesaggio circostante. Alcune fonti indicano che la chiesa parrocchiale accanto è ancora in uso.
Consigli per una visita esterna.
È opportuno arrivare alla frazione Monteventano, poi proseguire a piedi per vedere il castello dall’esterno, sfruttando la posizione panoramica sulla Val Luretta. Indossare scarpe comode, perché il terreno collinare può essere irregolare. Verificare eventuali segnalazioni private di divieto d’accesso, essendo proprietà privata, l’accesso è probabilmente riservato o vietato. Il luogo è perfetto per una visita fotografica al tramonto, grazie alla vista sulla valle e all’atmosfera suggestiva del maniero. Per gli amanti della storia ricordiamo che il sito è anche legato alla memoria partigiana della 2ª guerra mondiale: nella Val Luretta vi fu un distaccamento partigiano della XI Brigata della Divisione di Piacenza e un cippo ne ricorda l’impegno.
In sintesi: il Castello di Monteventano pur essendo non visitabile rappresenta un ottimo luogo per una passeggiata culturale e panoramica nella zona collinare piacentina, dalla quale si può percepire la stratificazione storica, dalle origini medievali alle vicende delle famiglie nobili e fino alla memoria più recente della Resistenza.
Le origini e la posizione ottimale.
Le origini del complesso fortificato risalgono probabilmente all’epoca medievale, attorno all’anno Mille, anche se la prima attestazione certa è legata a un episodio drammatico: nel 1164 l’imperatore Federico Barbarossa distrusse il castello, cancellandolo dal registro dei feudi imperiali. Dopo la distruzione seguì una ricostruzione e un successivo assalto ghibellino nel 1268. Dal punto di vista architettonico, ciò che rimane oggi è un insieme di elementi difensivi: mura di cinta in parte visibili, un grande torrione rotondo alto circa 30 metri e un altro torrione sul lato nord, del quale resta solo la base, su cui venne edificato in seguito il campanile della chiesa parrocchiale. L’abside romanica della chiesa che sorge nelle immediate vicinanze reca tracce dell’originario edificio fortificato o di una torre medievale convertita.
Le famiglie che lo abitarono.
Il castello, oltre che fortezza militare, divenne proprietà e dimora signorile. Ecco un elenco delle famiglie che lo ebbero in feudo o in possesso:
Nel 1408 il duca Gian Maria Visconti lo assegnò alla famiglia Arcelli (Martino, Bartolomeo e Antonio).
Nel 1518, un membro della famiglia Arcelli, Antonio Alberto, durante la dominazione francese, fu condannato e ucciso nella Piazza di Piacenza per essere implicato in un traffico di falsificazione monetaria.
Nel 1647 il castello passò alla famiglia Borghi.
Nel 1700 le proprietà passarono alla famiglia Giandemaria.
Nel 1728 entrarono in possesso i Montani.
Successivamente tornarono agli Arcelli e, infine, ad altri privati. Oggi è proprietà privata di un pittore tedesco. Questa successione testimonia come il castello abbia oscillato tra funzione difensiva, residenziale e simbolo di prestigio. Le famiglie che lo hanno occupato erano legate al potere locale e alla gestione territoriale della vallata: nelle epoche medievale e moderna, la presenza di castelli come Monteventano serviva a controllare la viabilità e la dominazione sui territori collinari e vallivi. La vicenda dell’Arcelli e dell’episodio del 1518 è emblematica del clima politico-sociale dei tempi: lotte, investiture, dominazione straniera (in questo caso francese), feudi e punizioni drammatiche.
Visitabilità e stato attuale.
Oggi il Castello di Monteventano si trova in proprietà privata, non abbiamo informazioni ufficiali che lo indichino come visitabile; il sito lo segnala come “non aperto al pubblico” per visite guidate regolari. Tuttavia, è possibile effettuare una passeggiata nei dintorni e ammirare il complesso dall’esterno, poiché la struttura domina il paesaggio circostante. Alcune fonti indicano che la chiesa parrocchiale accanto è ancora in uso.
Consigli per una visita esterna.
È opportuno arrivare alla frazione Monteventano, poi proseguire a piedi per vedere il castello dall’esterno, sfruttando la posizione panoramica sulla Val Luretta. Indossare scarpe comode, perché il terreno collinare può essere irregolare. Verificare eventuali segnalazioni private di divieto d’accesso, essendo proprietà privata, l’accesso è probabilmente riservato o vietato. Il luogo è perfetto per una visita fotografica al tramonto, grazie alla vista sulla valle e all’atmosfera suggestiva del maniero. Per gli amanti della storia ricordiamo che il sito è anche legato alla memoria partigiana della 2ª guerra mondiale: nella Val Luretta vi fu un distaccamento partigiano della XI Brigata della Divisione di Piacenza e un cippo ne ricorda l’impegno.
In sintesi: il Castello di Monteventano pur essendo non visitabile rappresenta un ottimo luogo per una passeggiata culturale e panoramica nella zona collinare piacentina, dalla quale si può percepire la stratificazione storica, dalle origini medievali alle vicende delle famiglie nobili e fino alla memoria più recente della Resistenza.

Agazzano, avanzi del castello di Monteventano primi del ‘900
