il Castello di Boffalora - Agazzano
Il Castello della Boffalora sorge in posizione panoramica sul versante della collina, fra le valli del torrente Luretta e del Tidone, nel comune di Agazzano (Piacenza). La posizione ne faceva un presidio strategico: dominava la strada che dalla Pianura Padana saliva verso i passi appenninici, itinerari utilizzati fin da tempi antichi. Le prime attestazioni del castello risalgono al XV secolo, anche se è probabile che sul luogo esistesse una struttura difensiva antecedente. Nel 1412 il castello venne concesso quale feudo alla famiglia degli Arcelli da Filippo Maria Visconti, duca di Milano. La descrizione architettonica rivela elementi tipici delle fortificazioni del XIV-XV secolo: pianta rettangolare con 4 torri agli angoli più un mastio all’ingresso, merlature e sporti in mattoni. Nel tardo Medioevo la proprietà faceva parte del “consorzio gentilizio” dei signori Da Fontana, che suddividevano tra varie famiglie l’ampio feudo vallivo.
I proprietari nei secoli: vicende, assalti e passaggi.
Nel 1412 gli Arcelli ottengono il feudo.
Verso la metà del Cinquecento lo acquisisce la famiglia degli Rustici: nel 1555 il castello è teatro di un fatto drammatico: Girardo Rustici fu assassinato nelle sue stanze durante una rapina, il 13 luglio. La famiglia Rustici lo detiene fino al 1633 circa, quando tramite matrimonio passa ai Barattieri.
Nel 1672 i fratelli Felice e Pier Francesco Bonvini (famiglia mercantile di spezie, droghe e tessuti) ottengono il feudo.
Nel 1699 la “Camera Ducale” lo avoca (cioè lo riprende sotto controllo ducale), e nel 1700 lo concede al marchese Francesco Casati e al figlio Bartolomeo.
Il Barone Casati finisce nei guai: Bartolomeo è accusato di conio di moneta di lega scadente, sfruttamento dei contadini per lavori forzati al castello, e di rivendere mobili ducali a basso prezzo. Per questo perde i beni.
Verso il 1716 il conte Federico Dal Verme acquista il castello e avvia lavori di restauro. Nel 1726 lo vende al conte Gaetano Baldini, che lo ricostruisce in gran parte.
Nel 1773 viene ospite la regina Maria Amalia di Borbone: in suo onore viene murata una lapide sull’ingresso.
In epoca moderna: nel 1802 proprietari i fratelli Tredicini; nel 1812 venduto a Genesio Scarani (che lo detiene solo 9 anni), poi nel 1821 passa alla famiglia Radini-Tedeschi, che lo detiene fino al 1950; successivamente alla famiglia Anguissola-Scotti; dal 1995 è proprietà della famiglia Brichetto Orsi.
Funzione, trasformazioni e periodo moderno.
Originariamente concepito come presidio difensivo militare, nel corso del XVII–XVIII secolo il castello perde gradualmente la sua funzione strategica per essere trasformato in dimora nobiliare: scale monumentali, portici, logge e saloni decorati compaiono nell’impianto. L’assetto oggi visibile, con loggiato al primo piano e portico a al piano terreno, è databile ad una fase residenziale seicentesca-settecentesca ad opera delle famiglie Rustici e Barattieri. Dal punto di vista architettonico, si nota che la muratura è in ciottoli con sporti in laterizio, le torri presentano differenze di forma che indicano ampliamenti successivi; un’indicazione che il castello è rimasto in funzione e in evoluzione per più secoli.
Battaglie e curiosità.
Non risulta che il Castello della Boffalora sia stato teatro di grandi battaglie documentate come assedi o scontri militari di ampia portata: la storiografia non ne segnala di specifiche riguardanti il castello stesso. (Da non confonderlo con la Battaglia di Boffalora del 1859, che avvenne però in un altro comune, Boffalora sopra Ticino). Una curiosità: la chiesetta attigua, dedicata a San Giuseppe, presenta nell’abside due altari posti su due livelli differenti - un dettaglio architettonico insolito per la zona. In epoca contemporanea la struttura ha suscitato preoccupazione: nel 2010 è stato dichiarato “di interesse culturale” dal Ministero, ma nel 2015 era segnalato come in stato di abbandono con due crolli del tetto precedenti, nonostante i lavori avviati per un importo stimato di 500.000 euro.
Restauri e stato attuale.
La Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici di Parma e Piacenza autorizzò tra ottobre 2008 e luglio 2009 un progetto di restauro e consolidamento del castello (fondazioni, murature, copertura). È stato annunciato un intervento di circa 500.000 euro, ma la mancata erogazione della metà prevista dei fondi pubblici ha fatto interrompere i lavori. Nel 2015 il castello era ancora “puntellato” e inagibile.
Dal punto di vista turistico, è visitabile solo esternamente: niente visite libere o guidate all’interno, in quanto proprietà privata e in stato di conservazione precario.
Per il visitatore.
Il castello si trova a circa 30 km da Piacenza, lungo la strada provinciale che da Agazzano conduce a Pianello Val Tidone. La vista panoramica sulla valle è suggestiva, tieni presente che l’accesso interno non è consentito e che la strada d’accesso è stretta e non asfaltata in parte.
Conclusione.
Il Castello della Boffalora è un esempio interessante del passaggio da fortezza medievale a dimora nobiliare, attraverso numerosi proprietari -Arcelli, Rustici, Barattieri, Bonvini, Casati, Baldini e altri- con vicende drammatiche (omicidio, accuse di truffa, decadenza) che riflettono la storia delle signorie locali. Oggi resta un edificio con forte valore paesaggistico e storico, ma che richiede ancora attenzione e restauri per tornare pienamente fruibile.
I proprietari nei secoli: vicende, assalti e passaggi.
Nel 1412 gli Arcelli ottengono il feudo.
Verso la metà del Cinquecento lo acquisisce la famiglia degli Rustici: nel 1555 il castello è teatro di un fatto drammatico: Girardo Rustici fu assassinato nelle sue stanze durante una rapina, il 13 luglio. La famiglia Rustici lo detiene fino al 1633 circa, quando tramite matrimonio passa ai Barattieri.
Nel 1672 i fratelli Felice e Pier Francesco Bonvini (famiglia mercantile di spezie, droghe e tessuti) ottengono il feudo.
Nel 1699 la “Camera Ducale” lo avoca (cioè lo riprende sotto controllo ducale), e nel 1700 lo concede al marchese Francesco Casati e al figlio Bartolomeo.
Il Barone Casati finisce nei guai: Bartolomeo è accusato di conio di moneta di lega scadente, sfruttamento dei contadini per lavori forzati al castello, e di rivendere mobili ducali a basso prezzo. Per questo perde i beni.
Verso il 1716 il conte Federico Dal Verme acquista il castello e avvia lavori di restauro. Nel 1726 lo vende al conte Gaetano Baldini, che lo ricostruisce in gran parte.
Nel 1773 viene ospite la regina Maria Amalia di Borbone: in suo onore viene murata una lapide sull’ingresso.
In epoca moderna: nel 1802 proprietari i fratelli Tredicini; nel 1812 venduto a Genesio Scarani (che lo detiene solo 9 anni), poi nel 1821 passa alla famiglia Radini-Tedeschi, che lo detiene fino al 1950; successivamente alla famiglia Anguissola-Scotti; dal 1995 è proprietà della famiglia Brichetto Orsi.
Funzione, trasformazioni e periodo moderno.
Originariamente concepito come presidio difensivo militare, nel corso del XVII–XVIII secolo il castello perde gradualmente la sua funzione strategica per essere trasformato in dimora nobiliare: scale monumentali, portici, logge e saloni decorati compaiono nell’impianto. L’assetto oggi visibile, con loggiato al primo piano e portico a al piano terreno, è databile ad una fase residenziale seicentesca-settecentesca ad opera delle famiglie Rustici e Barattieri. Dal punto di vista architettonico, si nota che la muratura è in ciottoli con sporti in laterizio, le torri presentano differenze di forma che indicano ampliamenti successivi; un’indicazione che il castello è rimasto in funzione e in evoluzione per più secoli.
Battaglie e curiosità.
Non risulta che il Castello della Boffalora sia stato teatro di grandi battaglie documentate come assedi o scontri militari di ampia portata: la storiografia non ne segnala di specifiche riguardanti il castello stesso. (Da non confonderlo con la Battaglia di Boffalora del 1859, che avvenne però in un altro comune, Boffalora sopra Ticino). Una curiosità: la chiesetta attigua, dedicata a San Giuseppe, presenta nell’abside due altari posti su due livelli differenti - un dettaglio architettonico insolito per la zona. In epoca contemporanea la struttura ha suscitato preoccupazione: nel 2010 è stato dichiarato “di interesse culturale” dal Ministero, ma nel 2015 era segnalato come in stato di abbandono con due crolli del tetto precedenti, nonostante i lavori avviati per un importo stimato di 500.000 euro.
Restauri e stato attuale.
La Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici di Parma e Piacenza autorizzò tra ottobre 2008 e luglio 2009 un progetto di restauro e consolidamento del castello (fondazioni, murature, copertura). È stato annunciato un intervento di circa 500.000 euro, ma la mancata erogazione della metà prevista dei fondi pubblici ha fatto interrompere i lavori. Nel 2015 il castello era ancora “puntellato” e inagibile.
Dal punto di vista turistico, è visitabile solo esternamente: niente visite libere o guidate all’interno, in quanto proprietà privata e in stato di conservazione precario.
Per il visitatore.
Il castello si trova a circa 30 km da Piacenza, lungo la strada provinciale che da Agazzano conduce a Pianello Val Tidone. La vista panoramica sulla valle è suggestiva, tieni presente che l’accesso interno non è consentito e che la strada d’accesso è stretta e non asfaltata in parte.
Conclusione.
Il Castello della Boffalora è un esempio interessante del passaggio da fortezza medievale a dimora nobiliare, attraverso numerosi proprietari -Arcelli, Rustici, Barattieri, Bonvini, Casati, Baldini e altri- con vicende drammatiche (omicidio, accuse di truffa, decadenza) che riflettono la storia delle signorie locali. Oggi resta un edificio con forte valore paesaggistico e storico, ma che richiede ancora attenzione e restauri per tornare pienamente fruibile.

Castello di Boffalora in Agazzano, primi ‘900
