il Castello di Faraneto - Coli
La frazione di Faraneto si trova a circa 847 metri sul livello del mare, all’interno del territorio del comune di Coli. Il toponimo “Faraneto” deriva con ogni probabilità da fara (termine longobardo che indicava una spedizione militare o un nucleo di guerrieri), che segnalava un insediamento militare o comunque con funzione originariamente difensiva. Nel XIII secolo i signori della famiglia Grassi -in particolare Montanaro I Grassi- fanno edificare una fortificazione a Faraneto, scegliendo la posizione dominante sulla valle del torrente Curiasca. Nel 1441 la famiglia Grassi cede i restanti possedimenti di Magrini di Coli e si trasferisce nel castello di Faraneto. Nel corso del XVI secolo, Antonio Francesco Grassi trasforma la fortezza in residenza signorile, utilizzando pietra locale di arenaria, calce prodotta in loco, legname locale per le strutture del tetto, tetto in tegole rosse. Aggiunge elementi decorativi, scala d’accesso elegante, loggiato e affreschi interni. Sul finire del Seicento-inizio Settecento viene costruito un oratorio all’interno o accanto al castello, dotato di affreschi e stucchi barocchi.
Potere e controllo territoriale.
Il castello di Faraneto assume dunque funzione non solo difensiva ma residenziale e simbolica della dominazione della famiglia Grassi sulla zona montana della Val Trebbia-Curiasca. Il controllo del territorio, delle foreste e dei castagneti (molto presenti nella zona) era parte integrante del potere signorile. La posizione elevata garantiva il dominio visivo e strategico della valle. Non abbiamo notizie che attestino grandi battaglie avvenute al castello di Faraneto, le fonti locali parlano piuttosto di trasformazioni, abbandoni e passaggi di proprietà. Nel corso del tardo ottocento la famiglia Grassi subisce un declino economico e patrimoniale per cui il castello esce dal pieno splendore signorile.
Storia moderna, restauri, usi e proprietà.
Dalla fine dell’Ottocento in poi il Castello di Faraneto vive una seconda vita, articolata in fasi di trasformazione, restauro e riconversione. Nel 1917 la proprietà passa alla famiglia Platè di Coli, che ne fa un’abitazione rurale e lo utilizza come ricovero agricolo. Successivamente, dopo gli anni 2000, l’architetto milanese Marco Ferreri interviene sull’edificio, avviando un importante lavoro di recupero, restauro e valorizzazione. Il restauro ha riguardato il salone lungo (si parla di una lunghezza 43 metri e largo 22) e l’intero corpo dell’edificio. È stato realizzato un impianto per produzione di energia da legname cippato, un impianto fotovoltaico e raccolta di acque piovane, nell’ottica di far diventare il borgo e l’edificio un centro di vita produttiva, turistico e sociale. Non risultano indicazioni che consentano una visita libera o regolare al pubblico. Alcuni articoli riferiscono di una “ripresa per attività turistiche” ma non si specifica un calendario. Quindi chi desidera visitarlo dovrebbe verificare contatti locali o richiedere al proprietario-gestore l’accesso.
L’intervento moderno ha considerato le risorse boschive circostanti (castagneti, selvaggina, prodotti del sottobosco) come parte integrante del rilancio dell’area. Il castello vive non solo come rudere romantico ma come elemento per un progetto di sviluppo locale. Il Castello di Faraneto nasconde alcune caratteristiche affascinanti e rimangono zone d’ombra o suggestioni che rendono il luogo intrigante.
Architettura, misteri e decorazioni.
Il portale d’ingresso è a tutto sesto, ai lati due scalinate che conducono ad un loggiato elegante, tracce di affreschi raffiguranti la “Tentazione” e la “Cacciata dal Paradiso Terrestre” sono ancora visibili.
Il salone monumentale (43 × 22 metri), le “pozzi a taglie”, i “trabocchetti ed altri mezzi impiegati per torture” sono citati in articoli locali - probabilmente sono parte di una leggenda o di racconti folkloristici legati al castello.
Non ci sono dati che attestino apparizioni o leggende ben radicate come in altri castelli, ma la presenza di elementi architettonici di passaggio da fortezza a residenza, la posizione dominante, e le trasformazioni moderne alimentano la suggestione del luogo “dove il tempo si ferma”. Alcuni visitatori scrivono che:“il borgo presenta una piccola chiesa e diversi alloggi destinati un tempo ai contadini e al ricovero degli attrezzi”. Il passaggio della proprietà e la trasformazione da fortezza a residenza indicano una fase di relativa tranquillità. Poiché la proprietà è privata, le strutture del castello e del borgo di Faraneto vanno considerate con rispetto e cautela: eventuali visite vanno coordinate. È comunque menzionato nei cataloghi dei beni culturali e sottoposto a tutela.
Conclusione.
Il Castello di Faraneto rappresenta un eccellente esempio di come una fortezza medievale, sorta in posizione strategica nella montagna piacentina, abbia visto trasformarsi il suo ruolo nel corso dei secoli. Da presidio signorile dei Grassi a residenza elegante nel Cinquecento, poi a dimora-agricola, fino ai progetti moderni di rilancio e sostenibilità. La sua continuità storica, la qualità architettonica e la suggestione ambientale ne fanno un luogo da scoprire con attenzione.
Potere e controllo territoriale.
Il castello di Faraneto assume dunque funzione non solo difensiva ma residenziale e simbolica della dominazione della famiglia Grassi sulla zona montana della Val Trebbia-Curiasca. Il controllo del territorio, delle foreste e dei castagneti (molto presenti nella zona) era parte integrante del potere signorile. La posizione elevata garantiva il dominio visivo e strategico della valle. Non abbiamo notizie che attestino grandi battaglie avvenute al castello di Faraneto, le fonti locali parlano piuttosto di trasformazioni, abbandoni e passaggi di proprietà. Nel corso del tardo ottocento la famiglia Grassi subisce un declino economico e patrimoniale per cui il castello esce dal pieno splendore signorile.
Storia moderna, restauri, usi e proprietà.
Dalla fine dell’Ottocento in poi il Castello di Faraneto vive una seconda vita, articolata in fasi di trasformazione, restauro e riconversione. Nel 1917 la proprietà passa alla famiglia Platè di Coli, che ne fa un’abitazione rurale e lo utilizza come ricovero agricolo. Successivamente, dopo gli anni 2000, l’architetto milanese Marco Ferreri interviene sull’edificio, avviando un importante lavoro di recupero, restauro e valorizzazione. Il restauro ha riguardato il salone lungo (si parla di una lunghezza 43 metri e largo 22) e l’intero corpo dell’edificio. È stato realizzato un impianto per produzione di energia da legname cippato, un impianto fotovoltaico e raccolta di acque piovane, nell’ottica di far diventare il borgo e l’edificio un centro di vita produttiva, turistico e sociale. Non risultano indicazioni che consentano una visita libera o regolare al pubblico. Alcuni articoli riferiscono di una “ripresa per attività turistiche” ma non si specifica un calendario. Quindi chi desidera visitarlo dovrebbe verificare contatti locali o richiedere al proprietario-gestore l’accesso.
L’intervento moderno ha considerato le risorse boschive circostanti (castagneti, selvaggina, prodotti del sottobosco) come parte integrante del rilancio dell’area. Il castello vive non solo come rudere romantico ma come elemento per un progetto di sviluppo locale. Il Castello di Faraneto nasconde alcune caratteristiche affascinanti e rimangono zone d’ombra o suggestioni che rendono il luogo intrigante.
Architettura, misteri e decorazioni.
Il portale d’ingresso è a tutto sesto, ai lati due scalinate che conducono ad un loggiato elegante, tracce di affreschi raffiguranti la “Tentazione” e la “Cacciata dal Paradiso Terrestre” sono ancora visibili.
Il salone monumentale (43 × 22 metri), le “pozzi a taglie”, i “trabocchetti ed altri mezzi impiegati per torture” sono citati in articoli locali - probabilmente sono parte di una leggenda o di racconti folkloristici legati al castello.
Non ci sono dati che attestino apparizioni o leggende ben radicate come in altri castelli, ma la presenza di elementi architettonici di passaggio da fortezza a residenza, la posizione dominante, e le trasformazioni moderne alimentano la suggestione del luogo “dove il tempo si ferma”. Alcuni visitatori scrivono che:“il borgo presenta una piccola chiesa e diversi alloggi destinati un tempo ai contadini e al ricovero degli attrezzi”. Il passaggio della proprietà e la trasformazione da fortezza a residenza indicano una fase di relativa tranquillità. Poiché la proprietà è privata, le strutture del castello e del borgo di Faraneto vanno considerate con rispetto e cautela: eventuali visite vanno coordinate. È comunque menzionato nei cataloghi dei beni culturali e sottoposto a tutela.
Conclusione.
Il Castello di Faraneto rappresenta un eccellente esempio di come una fortezza medievale, sorta in posizione strategica nella montagna piacentina, abbia visto trasformarsi il suo ruolo nel corso dei secoli. Da presidio signorile dei Grassi a residenza elegante nel Cinquecento, poi a dimora-agricola, fino ai progetti moderni di rilancio e sostenibilità. La sua continuità storica, la qualità architettonica e la suggestione ambientale ne fanno un luogo da scoprire con attenzione.
veduta delle rovine del castello di Faraneto – Coli primi ‘900
