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Una Cartolina dal Devistan

Storia di una Spedizione Piacentina

Una domenica mattina, come tante altre, mi reco al mio circolo collezionistico. L’atmosfera è quella familiare di sempre: tavoli pieni di album, raccoglitori consumati dal tempo e voci basse di appassionati intenti a confrontare piccoli tesori di carta. È proprio lì che incontro il mio amico Walter. Dopo i consueti convenevoli iniziamo a parlare della nostra beneamata e di cartoline, di nuove scoperte e di quei ritrovamenti che, per noi collezionisti, hanno sempre il sapore dell’avventura. A un certo punto Walter, con un sorriso appena accennato, estrae una cartolina, me la porge e mi chiede cosa ne pensassi. A prima vista sembra una delle tante, ma qualcosa attira subito la mia attenzione. La osservo con maggiore cura, la giro e, sul retro, scopro una serie di firme. Non sono firme qualsiasi: appartengono ai protagonisti di una spedizione alpinistica. In quel momento capisco di avere tra le mani qualcosa per me speciale. Senza esitazione decido di acquistarla.

Quella cartolina, ingiallita dal tempo, si rivela presto una porta aperta sulla storia. Sul retro, tra nomi e tracce lasciate dall’inchiostro, emerge il racconto straordinario di una spedizione alpinistica piacentina del 1981, organizzata dalla sezione di Piacenza del Club Alpino Italiano. Decido quindi di approfondire la ricerca per ricostruire le tappe, i protagonisti e il contesto in cui si svolse quella grande avventura nel territorio indiano.


cartolina ufficiale edita dal CAI di Piacenza per celebrare
la spedizione al Devistan Himalayano del 1981



retro della cartolina con le firme dei componenti della spedizione

una Spedizione per il cinquantesimo Anniversario del CAI di Piacenza

Tutto ebbe inizio nel settembre del 1981, quando la spedizione partì il giorno 5 con un obiettivo ambizioso: la conquista del Devistan, una cima di 6.648 metri situata nella regione del Garhwal, nell’Himalaya indiano, al confine con il Tibet. Si trattava di un progetto di grande importanza, non soltanto per la difficoltà alpinistica, ma anche per il suo valore simbolico. La spedizione rappresentava infatti il primo evento di respiro internazionale organizzato dal CAI di Piacenza in occasione del cinquantesimo anniversario della fondazione della sezione. Era un modo per scrivere una nuova pagina nella storia dell’alpinismo piacentino, dopo la partecipazione del dottor Guido Pagani alla celebre spedizione italiana al K2 del 1954. Il contesto era quello di un alpinismo ancora legato a mezzi essenziali: le tecnologie erano limitate, le comunicazioni difficili e le informazioni spesso scarse. La vera forza degli uomini era rappresentata dalla preparazione, dall’esperienza e dalla determinazione. Il Devistan si trovava in una delle zone più affascinanti della catena himalayana, circondato da montagne leggendarie come il Nanda Devi e il Changabang, cime che già allora suscitavano ammirazione e rispetto negli alpinisti di tutto il mondo.


la freccia indica la posizione del monte Devistan
nella regione himalayana del Garhwal indiano

la Partenza da Piacenza

Prima della partenza, tutta la città si strinse attorno ai suoi alpinisti. Il venerdì sera, presso la sede del CAI piacentino, si svolse un brindisi alla presenza di numerosi soci del sodalizio. Fu un momento conviviale ricco di emozione e aspettative. Durante la serata venne letta anche una poesia augurale scritta dal signor Groppi, particolarmente apprezzata dai presenti. Il giorno successivo, in piazza Cavalli, si tenne il saluto ufficiale agli alpinisti. Amici, familiari, conoscenti e appassionati si riunirono per augurare buon viaggio ai protagonisti dell’impresa. Anche il vicesindaco Ambroggi scese dal Municipio per portare il saluto della città, sottolineando l’importanza dell’evento per tutta la comunità piacentina. Terminata la cerimonia, gli alpinisti, insieme al gruppo scientifico e ai familiari, raggiunsero l’aeroporto di Milano Linate. Da lì iniziò il lungo viaggio verso l’Asia: la prima destinazione fu Francoforte, da dove il gruppo sarebbe poi partito alla volta del subcontinente indiano.

la Squadra della Spedizione

Il gruppo degli scalatori venne scelto dal CAI piacentino privilegiando uomini esperti e preparati ad affrontare una spedizione di tale difficoltà. La formazione era composta da: Paolo Lincetto, capo spedizione; Enrico Aspetti; Tonino Benetti; Lucio Calderone; Riccardo Cremaschi; Giulio Maggi; Mario Padovani; Mario Rossi; Pino Rossi; Licio Tezza; Luigi Tosi; Gianni Vincini. Al seguito della spedizione partecipò inoltre il medico Lino Romano, figura fondamentale per l’assistenza sanitaria del gruppo.


il gruppo dei componenti la spedizione sul Devistan

l’arrivo in India e l’avvicinamento alla Montagna

Dopo il lungo viaggio dall’Italia, la spedizione raggiunse l’India e, secondo le informazioni riportate nei documenti dell’epoca, lasciò Nuova Delhi l’8 settembre 1981, come confermato anche dall’ambasciata italiana tramite un telex. Il gruppo, guidato da Paolo Lincetto, non incontrò particolari difficoltà nelle pratiche burocratiche. Un aspetto tutt’altro che scontato in quel periodo e in quelle regioni. Anche lo sdoganamento dei materiali inviati in precedenza dall’Italia si svolse rapidamente, permettendo alla spedizione di iniziare senza ritardi la fase operativa. Da Nuova Delhi gli alpinisti si trasferirono verso la regione del Garhwal, raggiungendo prima Joshimath e successivamente il villaggio di Lata, situati ai piedi dell’area del Nanda Devi Sanctuary. Questi luoghi rappresentavano il punto di partenza ideale per affrontare una delle zone più selvagge dell’Himalaya indiano. Per il trasporto dei viveri, delle attrezzature e di tutto il materiale necessario alla spedizione vennero ingaggiati dei portatori locali, figure indispensabili per affrontare un percorso lungo, difficile e privo delle comodità moderne. Alcuni particolari del viaggio restituiscono la dimensione dell’impresa: al seguito della spedizione furono impiegati 56 portatori e novanta pecore da soma per il trasporto dei materiali attraverso i sentieri himalayani.

la Marcia verso il Devistan

Terminata la preparazione logistica, iniziò la lunga marcia di avvicinamento alla montagna. Gli alpinisti attraversarono territori spettacolari e allo stesso tempo difficili, caratterizzati da ghiacciai, creste rocciose, vallate profonde e corsi d’acqua impetuosi. Il percorso probabilmente comprese il superamento del passo di Dharansi, situato a circa 4.250 metri di quota, per poi proseguire attraverso le gole del Lata Karak. Il paesaggio era dominato dalla grandezza della natura himalayana: montagne imponenti, ambienti incontaminati e fiumi che alimentavano il sistema del Gange, il grande corso d’acqua sacro alla tradizione indù. Durante il percorso, nonostante le condizioni meteorologiche spesso difficili, il gruppo continuò ad avanzare con determinazione verso l’obiettivo finale.

la Nascita della “Piccola Piacenza” ai piedi del Devistan

Dopo giorni di cammino, sotto una quota di 5.000 metri, venne allestito un campo che rappresentò una vera e propria piccola Piacenza nel cuore dell’Himalaya. Tra tende, materiali e uomini impegnati nella preparazione della salita finale, nacque una comunità temporanea unita dallo stesso sogno: raggiungere la vetta del Devistan, alta 6.648 metri. Il campo base venne installato, secondo i programmi della spedizione, verso la fine della settimana a circa 4.800 metri di altitudine, sul ghiacciaio del Devistan. Da quel momento sarebbe iniziata la fase più impegnativa dell’intera spedizione: l’attacco alla cima.


logo della spedizione nel Devistan

l’isolamento della Spedizione

Una volta raggiunto il campo base, le comunicazioni con il mondo esterno si interruppero. Le autorità indiane, infatti, non consentivano l’utilizzo delle radio nelle zone di confine con la Cina. Per questo motivo dall’Italia non fu più possibile ricevere aggiornamenti sull’andamento della spedizione fino al suo rientro. Questa condizione di isolamento rese ancora più difficile seguire le fasi finali dell’impresa e contribuì a creare attorno alla spedizione un alone di mistero e fascino. Gli alpinisti si trovarono quindi completamente affidati alle proprie capacità, alle proprie decisioni e alla forza del gruppo.

il Tentativo di Vetta e il Ritorno

La salita verso la cima del Devistan rappresentava il momento più atteso della spedizione. Gli uomini del CAI piacentino affrontarono la montagna con grande impegno, ma le condizioni meteorologiche nella regione del Garhwal si rivelarono particolarmente avverse. Il maltempo impedì il completamento dell’ultimo tratto della salita. La vetta non venne raggiunta per soli 600 metri. Nonostante il mancato raggiungimento della cima, il tentativo non può essere considerato un’occasione perduta. Per gli alpinisti si trattò comunque di una grande impresa, realizzata in occasione del cinquantesimo anniversario del CAI piacentino: il tentativo di conquista del Devistan himalayano, nella “regione degli dei”, lasciò in ogni partecipante emozioni profonde e ricordi destinati a non essere dimenticati. La spedizione rappresentò inoltre un importante precedente dal punto di vista organizzativo, economico e sportivo, destinato ad avere conseguenze sul futuro dell’alpinismo piacentino.

il Valore Scientifico della Spedizione

La spedizione non ebbe soltanto un significato alpinistico. Durante il viaggio e al seguito del gruppo venne svolto anche un importante lavoro di ricerca, raccolta e catalogazione di materiale scientifico. A questo contributo parteciparono specialisti come: Federico Tagliaferri, entomologo; Sergio Mezzadri, zoologo; Graziano Rossi, botanico. Il loro lavoro permise di documentare aspetti naturalistici della regione himalayana, aggiungendo alla spedizione un valore scientifico oltre che sportivo.

un Ricordo che Continua nel Tempo

I membri della scalata furono successivamente raggiunti al campo base da altre dieci persone partite dall’Italia per un trekking “fuori ordinanza”, desiderose di condividere almeno in parte l’esperienza di quella straordinaria avventura. Oggi quella cartolina ritrovata in un circolo collezionistico non è soltanto un semplice oggetto di carta. Le firme sul retro raccontano una storia fatta di passione, amicizia, sacrificio e coraggio. Una storia piacentina arrivata fino alle montagne più remote del mondo, dove uomini preparati e determinati hanno inseguito una vetta che, anche senza essere raggiunta, è rimasta una conquista dello spirito umano.
Nota: Un ringraziamento agli amici del CAI piacentino per il contributo di informazioni fornito nella ricostruzione di questa spedizione.