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Quando a Piacenza si Viaggiava..

“a destra, a sinistra e soprattutto al centro della strada”


In Italia oggi nessuno si pone il problema del senso di circolazione: i veicoli vanno a destra. Pare che sia la regola per i due terzi della popolazione mondiale; il resto, seguendo l'esempio inglese, viaggia sulla sinistra. Eppure in Italia trascorsero addirittura decenni prima che la guida a destra diventasse un obbligo nazionale. Infatti, il regio decreto n.416 del 28 luglio 1901, "Regolamento per la circolazione delle automobili sulle strade ordinarie", lasciava libere le province di decidere come meglio credessero il senso di marcia. Addirittura poteva capitare che all'interno della stessa provincia vigessero sensi di marcia diversi secondo i circondari. E potevano intervenire anche divergenti disposizioni comunali. Non è finita: la circolazione poteva essere in un senso in una città e mutare nell'altro non appena passata la cinta urbana. Qualche problema certo si poneva, soprattutto in caso di sorpassi, perchè in genere si circolava stando al centro. Eppoi il numero delle automobili era più che limitato: nel 1901 erano meno di 1000, nel 1906 superavano di poco quota 2000. Possiamo citare qualche testimonianza letteraria dell'uso della autovettura. Per esempio, nel giornalino di Gian Burrasca di Vamba (Luigi Bertelli) risalente nel 1907, il protagonista è vittima di un incidente stradale perchè il suo compagno di scuola si mette a guidare l'automobile dello zio. Il dannunziano "forse che si forse che no" (1910) si apre con la narrazione di una corsa in automobile per giungere a Mantova: solo quando i due personaggi scendono per bussare al portone del Palazzo Ducale veniamo a sapere che "dietro i due sedili emergeva, di mezzo a un cumulo di cerchioni sovrapposti, il meccanico trasfigurato dalla polvere in un busto di gesso parlante".

Apriamo una parentesi piacentina: il motto gonzaghesco che dal titolo al romanzo si ritrova in una vecchia casa d'angolo tra via Campagna e via San Tommaso. Ovvio che in simili condizioni di viaggio la guida a destra o a sinistra, con relativi cambi, fosse un problema minore. Sempre in tema di citazioni letterarie, si nota che la prima chiara indicazione di una separazione del traffico (pedonale, stante l'epoca) si ebbe sul ponte Sant'Angelo: i pellegrini diretti a San Pietro, in occasione del primo giubileo (1300), tenevano un lato del ponte, quelli che tornavano dal tempio l'altro. Ne è buon testimone Dante, nel canto XVIII canto dell'inferno. Risulta che le maggiori città (Roma, Milano, Torino, Genova..) tenessero la guida a sinistra. Ovviamente gli inconvenienti si acuirono con il traffico militare durante la grande guerra e, nel dopoguerra con l'incremento delle vetture civili. Fu così che Mussolini, dopo la presa del potere, fece assumere informazioni tramite i prefetti, al fine di determinare una decisione unica per l'intero territorio nazionale, come avvenne alla fine del 1923, con una scelta della guida a destra. Fra le risposte pervenute figura quella (conservata all'archivio centrale di Stato) della Prefettura di Piacenza. Il 25 Maggio 1923 il Prefetto (era, del Gennaio precedente, l'avvocato Mario Ferrerati, che sarebbe rimasto a Piacenza sino al Febbraio del '24, per essere collocato a disposizione) così rispose al sottosegretario di Stato alla Presidenza: "in relazione alla nota di Vostra Eccellenza 4592 del 15 andante, pregiomi comunicare che in questa provincia la circolazione dei veicoli in genere viene mantenuta alla mano destra". Va notato che il prefetto sfumava la risposta con una limitazione "in genere", che sottintendeva situazioni non omogenee nell'ambito del piacentino. Ma nel giro di due anni (tale il termine concesso) Piacenza, come tutte le altre province d'Italia, si uniformò con la circolazione sul lato destro.(da banca flash periodico della banca di piacenza, febbraio 2012).